deutsch
english
francais
italiano
espanol
Photo
Iraq: anche gli agricoltori sotto tiro

30 dicembre 2004, Il Manifesto

La penetrazione nell'agricoltura irachena di Monsanto, Syngenta, Bayer e Dow Chemical

La famosa cartellina del "passaggio di consegne" dal governatore statunitense Bremer al premier iracheno Allawi conteneva 100 decreti messi a punto dalla Coalition Provisional Authority (Cpa); fra quelli, l'ordine 81 su "Brevetti, design industriale, informazioni riservate, circuiti integrati e varietà di piante". Un decreto che cambia la normativa irachena sui brevetti del 1970 e che, se non sarà rivisto o respinto da un nuovo governo, ha forza e status di legge vincolante. Con implicazioni nient'affatto secondarie. Lo denuncia il rapporto congiunto - realizzato dall'organizzazione spagnola Grain e dal centro thailandese Focus in the Global South - dal titolo Iraq's new patent law: A Declaration of War Against Farmers (La nuova legge irachena sui brevetti: una dichiarazione di guerra contro gli agricoltori); lo si trova su www.grain.org. Per i ricercatori, ecco "un altro importante tassello nel tentativo statunitense di trasformare radicalmente l'economia irachena". Poveri agricoltori mesopotamici, che la guerra danneggia in molti modi... Steve Negus dell'Institute for War and Peace Reporting ha scritto tempo fa che all'inizio della guerra, nel sud dell'Iraq, la coalizione ne aveva arrestati molti, scambiandoli per fedayin (combattenti) sulla base della loro dichiarazione di essere dei fellahin (contadini).

Tornando ai brevetti, il rapporto di Grain e Focus attira l'attenzione sul fatto che per generazioni, in Iraq come altrove, i piccoli agricoltori hanno mantenuto un sistema di approvvigionamento delle sementi informale e autogestito, basato sulla conservazione dei semi e sullo scambio di materiale da semina all'interno delle comunità rurali. In effetti, nel 2002, secondo dati Fao il 97% degli agricoltori iracheni usavano sementi proprie o acquistate localmente. La nuova legge rende illegale questa pratica. I semi il cui uso è autorizzato si riferiscono solo alle varietà "protette", portate nel paese dalle multinazionali nel nome della ricostruzione agricola. Così, mentre storicamente la costituzione irachena proibiva la proprietà privata delle risorse biologiche, il nuovo regime introduce un sistema di diritti di monopolio sui semi. Ora salvarli diventa illegale e il mercato potrà offrire solo materiale inventato dal business transnazionale; sarà facilissima la penetrazione nell'agricoltura irachena di Monsanto, Syngenta, Bayer e Dow Chemical, le multinazionali che controllano i semi nel mondo. Il decreto della cartellina di Bremer, inoltre, inoltre promuove esplicitamente la commercializzazione in Iraq di semi geneticamente modificati. La legge Bremer è stata presentata come necessaria per assicurare l'offerta di sementi di buona qualità e per facilitare l'ingresso dell'Iraq nell'Omc (Organizzazione mondiale del commercio) in cui il paese ha statuto di osservatore.

I diktat dell'Omc sono un pretesto. L'Iraq infatti aveva legalmente la possibilità di fare diverse scelte per soddisfare le regole dell'Organizzazione nel campo della proprietà intellettuale, ma gli Usa semplicemente hanno deciso che queste chances non dovevano essere esplorate. Washingron ha fatto lo stesso, con opportuni trattati bilaterali, rispetto ad altri paesi del Sud, soprattutto quelli che uscivano da conflitti; anche l'Afghanistan, nell'ambito del pacchetto di aiuti per la ricostruzione, ha dovuto firmare un accordo quadro che assicura il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Ignorato totalmente il contributo dato dagli agricoltori iracheni allo sviluppo di colture importanti come frumento (di cui la Mesopotamia è terra d'origine), orzo, legumi, oltre ai datteri la cui esportazione sembra ripresa di buona lena. Conclude il rapporto di Grain e Focus: "L'Iraq non sarà libero e sovrano finché gli iracheni non avranno il controllo su quel che seminano, coltivano, raccolgono e mangiano". Il potenziale agricolo dell'Iraq è notevole, ma gli anni di guerra e di embargo l'hanno notevolmente deteriorato. La mancanza di mezzi e scelte monocolturali hanno portato alla salinizzazione del 70% delle terre coltivate. (Marinella Correggia)