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disinformazione sulla difesa del clima

25/10/2010 – La Stampa (Blog)

Rapporto:senatori Usa pagati da aziende Ue per "no" a legge

Tra cui tedesche Bayer e Basf e francesi Lafarge e GDF-Suez

Diversi grandi nomi dell'industria europea, tra cui le tedesche Bayer e Basf e le francesi Lafarge e GDF-Suez hanno sovvenzionato alcuni senatori statunitensi scettici sui pericoli del riscaldamento climatico. Lo rivela un rapporto pubblicato oggi dalla Rete Azione Clima Europa (Rac). Il documento, di cui l'agenzia stampa France Presse ha ottenuto una copia, afferma che "i più grandi inquinatori europei", secondo la Rac, nel 2010 hanno versato oltre 306 mila dollari ad alcuni senatori americani che si oppongono alla legge sul clima negli Stati Uniti. Il rapporto, redatto dalla rete di 130 Ong impegnate nella lotta contro il cambiamento climatico, si basa sulle cifre pubblicate in ottobre dalla Commissione federale elettorale americana, in occasione delle elezioni di metà mandato del presidente Obama, in programma il 2 novembre. Vengono elencate le somme ricevute da ogni senatore e il nome del donatore, secondo la politica della trasparenza americana sul finanziamento dei deputati e senatori.

BAYER (Germany)
Total financial support: 108,100$

BASF (Germany)
Total financial support: 61,500$

LAFARGE (France)
Total financial support: 34,500$

BP (UK)
Total financial support: 25,000$

GDF/SUEZ (France)
Total financial support: 21,000$

SOLVAY (Belgium)
Total financial support: 40,000$

vedere anche: Bayer: Disinformazione sulla Difesa del Clima

25 ottobre 2010 Il Secolo XIX

La Bp finanzia i “negazionisti” della crisi del clima

I candidati Usa che negano i cambiamenti climatici, riceveranno un cospicuo finanziamento (soprattutto se repubblicani, ancora più volentieri se strizzano l’occhio al Tea Party): questa sembra essere la “nuova” - si fa per dire - linea della British Petroleum, l’azienda famosa per la catastrofe ambientale del Golfo del Messico, e di molte altre grandi aziende europee. A rivelarlo il “Guardian” che scrive come, secondo una ricerca del Climate Action Network Europe, alcune grandi compagnie europee sostengano nell’80% dei casi i candidati per le elezioni midterm statunitensi che si oppongono al programma sulle energie rinnovabili del presidente Obama. Nell’indagine, intitolata “Come e perché le compagnie europee finanziano coloro che negano i cambiamenti climatici alle elezioni del Senato Usa 2010”, viene rivelato come più di 306.000 dollari, nel 2010, sono stati destinati da Bp e altre aziende ai “negazionisti” dei cambiamenti climatici come Jim DeMint, senatore della South Carolina, o James Inhofe, senatore dell’Oklahoma, che hanno abbracciato le tesi super-conservatrici del Tea Party di Sarah Palin. L’indagine parte da alcuni dati divenuti di pubblico dominio attraverso un database online – uno di quei tanti che ultimamente fanno tremare gli Usa – chiamato “Open Secrets”. Nel mirino, oltre la Bp, i grandi europei sono Lafarge, Gdf-Suez, Eon, Bp, Basf, Bayer, Solvay e Arcelor-Mittal: nel documento si legge che «è essenzialmente sabotaggio climatico a livello mondiale, perché l’inerzia degli Stati Uniti è una delle principali ragioni per cui a Copenhagen non è stato raggiunto un accordo ambizioso».

Cosa dicono i politici conservatori “amici” di queste aziende? James Inhofe sostiene che il riscaldamento globale sia «la più grande truffa mai perpetrata ai danni del popolo americano». David Vitter, senatore, dice che bisognerebbe «riconsiderare seriamente» le politiche ambientali. Roy Blunt, candidato senatore nel Missouri, ha affermato: «non ci sono elementi scientifici per dire che stiamo veramente alterando il clima del nostro pianeta».
Europa ma non solo: ad essere molto attente alle politiche ambientali statunitensi sono anche numerose compagnie petrolifere ed elettriche indiane e mediorientali, che ricorrono al sistematico finanziamento dei candidati in base alle loro prese di posizione su clima e dintorni.
Il Presidente Usa Obama ha denunciato dalla California quanto sta avvenendo: «Alcune aziende stanno spendendo milioni per una campagna che mira a distruggere le leggi sulla qualità dell’aria, mettendo in pericolo la salute e la prosperità di questo Stato». I californiani infatti, oltre a votare alle midterm elections, saranno chiamati a esprimersi sul referendum abrogativo richiesto da alcuni colossi petroliferi, che vorrebbero vedere annullata la legge statale sulla regolamentazione delle emissioni di gas serra.
Nel frattempo, la British Petroleum fa sapere che «non lascerà gli Stati Uniti». L’amministratore delegato del colosso petrolifero, Robert Dudley, ha detto oggi: «Vi assicuro che non ho preso la guida della compagnia per andare via dagli Usa perché sia per noi che per gli Stati Uniti c’è molto in gioco», intervenendo a Londra alla conferenza annuale della Cbi, la confindustria britannica. Dudley ha spiegato che «nei prossimi 18 mesi verranno cedute quote per oltre 30 miliardi di dollari per coprire i costi della perdita e dei danni ambientali causati dalla perdita nella piattaforma a largo del Golfo». Valentina Bocchino